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I miei occhi si perdono in quella rosa rossa, risucchiati nella sua spirale di perfezione. Tra le sue pieghe ci sono amori, quelli che credevo sarebbero stati i "per sempre", le delusioni e i cuori spezzati. Osservando i suoi petali vedo piccole vene che corrono sui petali, come quelle sul viso di una donna matura. La rosa si inclina, ogni tanto perde un petalo e si apre completamente, come una mano priva di forze. Morirà. Caccio le lacrime, mi giro e ti vedo. Mi sei accanto e stringi tra le mani una piccola rosa bianca. Sorrido e, all'improvviso, non sono più triste per la rosa rossa. 
"Sarà così. Per sempre", mi dici. 
 E' la tua promessa, è la mia promessa di un amore infinito.

Routine

Mi sveglio, faccio colazione, vado a lavoro. Torno a casa, mi faccio una doccia, vado a letto. Mi dimentico di vivere. Mi vergogno, ma lo ammetto. Poi accade una cosa, una cosa qualunque come i peschi che fioriscono, un uccellino affamato che mi si avvicina per raccogliere le briciole, le foglie che rinascono, il sorriso di lui. Un'emozione grandissima mi percorre dalla punta dei piedi a quella dei capelli. Improvvisamente, mi sento viva e incredibilmente felice di esserlo. 
Mi rimbocco le maniche e mi rituffo nella quotidianità, ma questa volta sono sveglia. Per davvero.

Untitled

La luce che credevo calda ed accogliente ha svelato l'inganno, poiché non è che un'altra luce uguale ad altre mille luci che avevo già visto. Nel buio, scende una pioggia invisibile; mi disorienta.
Mi sento schiacciare dal peso di un cuore che non c'è più; strappato, usato, calpestato e, infine, accartocciato come un pezzo di carta accanto a un cestino. Sono vuota. Vuota come una bottiglia dimenticata su un tavolo di una cucina.
Nel mio ventre, un male indesiderato si muove e cresce nutrendosi delle mie viscere. Presto, partorirò un gomitolo di parole inudibile nel rumore del silenzio.

Last Christmas

Quella sera il cielo era così nitido e le stelle così brillanti che credetti di poterne afferrare una se solo avessi allungato la mano. "Buon Natale", gli dissi abbracciandolo prima di varcare l'androne del palazzo semi deserto. Una debole luce giallognola illuminava parzialmente il corridoio facendo risaltare il muro latte e menta e le piastrelle beige a fiori verdi. Mi mette sempre inquietudine quel corridoio, sembra che Jack Torrance debba uscire fuori da un momento all'altro, brandendo la sua fida ascia. Ma non quella sera. Ridevamo sottovoce mentre, in punta dei piedi, attraversavamo il corridoio. Aprimmo la porta e un'ondata di cioccolato misto cipolle ci schiaffeggiò il naso. Come un bimbo, si lamentò sulla mia mania di strafare, in fondo sapevo che quella notte avremmo dovuto dormire in cucina. Ci addormentammo stretti, stretti su quel divano letto da una piazza e mezzo, il mio viso premuto contro il suo caldissimo petto, il naso che veniva solleticato dal suo dolcissimo profumo. La mattina mi ritrovai bambina, mentre lo svegliavo sussurrandogli "E' Natale!", mentre stringevo dietro la schiena il regalo solo per lui. Sono felice. Il Natale ha ritrovato la sua magia.

Senza parole

Vorrei fotografare questo momento e incorniciarlo alla parete del mio cuore, in modo da non dimenticarlo. Vorrei ricordare per sempre quelle parole, pronunciate da una sconosciuta importante, così quando sarò triste e mi verrà voglia di rinunciare a tutto, loro mi tenderanno la mano e una nuova fiducia si infonderà in me, in tutto ciò che faccio, che creo.
Mi guardo allo specchio e mi vedo cambiata, sono felice e, finalmente, credo.
Questa volta posso farcela, devo farcela.
Spero di incontrare di nuovo quella sconosciuta perché, se accadrà, significa che ho realizzato il mio sogno più grande...

Lieto fine

Da qualche giorno a questa parte, non faccio altro che pensare a quel momento. Erano i giorni che precedevano la fine dell'anno ed io ero immersa in un paesaggio bianchissimo che sembrava una cartolina. La neve stava scendendo in fiocchi giganteschi e tu, reggendo due enormi valigie, mi avevi anticipato lungo il vialetto che portava verso casa. Mentre guardavo allontanarti fino a poter distinguere solo il giallo fosforescente del tuo giubbotto, ho potuto assaporare le seguenti parole: "Sono felice per te. Finalmente, anche tu, hai trovato il tuo lieto fine". Ho visto la persona che le ha pronunciate aprirsi in un sorriso e io, incredula, ho rivolto nuovamente lo sguardo verso di te. In quel preciso istante, mi sono resa conto che non ti avevo mai pensato così. Non avevo mai pensato a te come il mio lieto fine e, ripetendomi quelle parole in testa, ho realizzato e un'incontenibile felicità mi ha riempito il cuore. Ancora adesso, pensandoci, mi sento felice e mi viene da piangere anche un po', sai? Questo perché non credevo potesse esistere un lieto fine più bello e speciale di te, per me.


Non posso dirvi perché ma, negli ultimi mesi, è stato questo il mio rapporto con la scrittura: un delirio, una frustrazione e una continua ricerca dell'Idea con la I maiuscola. Ora che tutto è finito è rimasta solo una grandissima delusione che, però, mi ha fatto capire diverse cose:

  • non sempre ciò che scrivo può essere chiaro per chi legge. Quindi, MAI e poi MAI dare qualcosa per scontato, gli altri non sono nella mia testa;

  • scrivere è un duro lavoro, quindi rispettare ciò che scrivono gli altri con impegno e serietà;

  • arrabbiarmi di meno se le cose non vanno come speravo.

Infine ringrazio tutti coloro che hanno sopportato le mie crisi e che hanno sempre letto tutte le mie bozze con serietà e infinita pazienza. Un particolare grazie a te che, nonostante gli orari assurdi, eri sempre con me pronto a sostenermi, ascoltarmi e a darmi una mano per proseguire questa storia.

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