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"Stanno arrivando..." gli sussurrò con le lacrime agli occhi.
"Sto morendo..."
"No... No, Diana..."
"...sto morendo..."
"Sssshhh..."

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La sirena dell'ambulanza riecheggiava nel silenzio della notte. Le parole di lei gli stavano ancora rimbombando in testa e nel cuore. Non potevano essere le ultime. Non lo sarebbero state. Aveva ancora tante cose da dirle. Doveva dirle che l'amava. Si, e così sarebbero stati insieme per sempre. Strinse con forza la mano di lei, trattenendo a stento le lacrime.

"Ti prego, apri gli occhi... Ti prego..." sussurrò.


Era in mezzo ad una fitta nebbia lattiginosa, sola. Completamente sola.

"Papà! Mamma!" gridò con la sua voce infantile.

Nessuno rispose. In quel luogo, la sua voce pareva perdersi. Iniziò a correre, sempre più veloce. La sua gonna a fiori e ricami ondeggiava come una barca in mezzo alla tempesta. Più correva e più si rendeva conto che non sarebbe giunta da nessuna parte. Ansimante, si accasciò a terra e pianse. Pianse tutta la sua solitudine. L'avevano abbandonata tutti...

L'ambulanza si fermò a pochi metri da loro. In tutta fretta, scesero tre persone che caricarono Diana sulla barella e la portarono via, senza degnarlo di uno sguardo. Rimase lì, fermo, incapace di dire qualunque cosa, finchè le prime gocce di pioggia non lo svegliarono da quello stato di catalessi. Allora si rialzò ed andò a recuperare la sua moto. La rimise sul cavalletto e le tirò un calcio, quasi volesse sfogare la sua rabbia e frustrazione. Perchè era tutta colpa sua, si era colpa sua se era accaduto tutto questo. Poi l'accarezzò, come volesse perdonarla e farsi perdonare. Con un rombo la riaccese e partì. Doveva correre all'ospedale, perchè voleva essere la prima persona riflessa dai suoi occhi quando li avrebbe riaperti.

Si asciugò le lacrime. Ora sentiva delle voci in lontananza: un uomo e una donna. Si rialzò e decise di avvicinarsi. Erano i suoi genitori e stavano litigando furiosamente. Si insultavano e si accapigliavano.

"Mamma! Papà! Basta..." gridò.

Ma a quelle parole, non reagirono. Sembrava non l'avessero udita. Sembrava non esistesse. Impaurita, scappò via. Ora voleva davvero perdersi in quella nebbia e non fare più ritorno. Tanto nessuno l'avrebbe cercata. Nessuno aveva bisogno di lei. Nessuno. Le lacrime scorrevano sul suo viso, come pioggia autunnale sui vetri delle case. Non aveva più un posto dove tornare... In quel mentre, intravide una sagoma di uomo adulto. Riconoscendolo, Diana si portò entrambe le mani alla bocca. Lui sorrise dolcemente e si inginocchiò davanti alla bimba. Raccolse le sue lacrime e poi l'abbracciò.

"Ho bisogno di te..." le sussurrò all'orecchio.

Avvicinò le sue labbra al suo viso e le diede un bacio sulla guancia. L'aveva appena sfiorata, ma era stato così dolce da farla arrossire. Si rialzò e fece per andarsene, quando lei lo trattenne tirandolo per la manica della giacca.

"Dove vai? Non lasciarmi sola..." mugugnò.

"Torna da me, ti aspetto." rispose.

E sparì.

1 commenti:

1 ottobre 2007 17:26  

Delicato e molto dolce... mi è piaciuto, è un bel proseguo. Vediamo se riesco a fare una conclusione all'altezza.

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