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-Natale
-Sotto un cielo trapuntato da miriadi di stelle

Avevi preparato la tua sorpresa per me, senza chiedere nulla in cambio se non la mia felicità. Avevi organizzato tutto di soppiatto, senza chiedere nulla in cambio se non la speranza di sapere che sorrido ancora. Avevi fatto tutto questo per me, poichè volevi regalarmi un nuovo sorriso. Ed io, da brava ingrata, guardando questa busta scarlatta non posso fare a meno di piangere. Vedi, anche se è Natale, non saprei dirti se sono felice o no. Forse, una volta, lo sono stata davvero, o forse è stato solo un sogno... Sì, un sogno così bello che, quando ti svegli e ti accorgi che nulla era reale, diventi più triste di prima. Eppure era solo un sogno... perchè, quindi, essere tristi? Perchè non accontentarsi della breve felicità che ne abbiamo tratto? Credo che il motivo sia da ricercare nella natura degli uomini. Purtroppo, siamo esseri che vivono alla costante ricerca della felicità, bramandone sempre di più. Ma io sono diversa. In questo momento, non provo alcun interesse nell'essere felice. Non voglio vivere in balia di emozioni effimere e passeggere come la felicità. Non voglio vivere scacciando la tristezza. In fondo, che importa ciò che provo? Io sono sempre io, a prescindere da ciò che ho nel cuore. E, stringendolo forte a me, continuo a conservare questi sentimenti che ancora non comprendo. Sentimenti che, forse, non capirò mai.

Come la neve... (pt. III)

Parte seconda

Si era sposato, nel giro di cinque mesi. L'uomo che, pur non conoscendolo, aveva occupato i suoi pensieri in quegli ultimi mesi, era destinato a rimanere un semplice e lontano compagno di lavoro.

E si sentì sola. Per la prima volta, dopo quattro anni, si sentì completamente sola. E si vedeva, fra venti o trent'anni, seduta nel suo salotto a guardare la tv, sola. Nessuno era al suo fianco. Nessuno. A chi avrebbe confidato le sue più intime paure? Chi l'avrebbe consolata? Chi l'avrebbe capita? Chi le avrebbe dato un caldo abbraccio? Chi...
Era spalmata sul letto, incapace di muoversi. Forse non ne aveva voglia o, forse, non ci riusciva davvero. Sembrava bloccata da una spada invisibile che le trapassava il petto da parte a parte. E si sentiva incredibilmente vuota, come un qualsiasi involucro privo di contenuto. Incredula, sgranava gli occhi come una bambina impaurita e, come una nenia, si ripeteva: "Sto bene, va tutto bene", pur sapendo che stava solo mentendo a se stessa. Non c'era niente che andasse bene. Il suo cuore stava sanguinando e, anche se non voleva ammetterlo, lei lo sapeva. Le sembrava quasi di vederlo, ma non poteva far nulla per farlo cessare. Poteva solo stare lì, ad osservare tutto quel sangue scorrere lentamente. E, nelle sue cicatrici, poteva rivedere alcune immagini che erano ancora dolorose, anche se ormai facevano parte del passato. Non era mai stata così male, non si era mai sentita così a terra, ma non voleva piangere. Nonostante tutto il dolore che stava provando in quel momento, non avrebbe pianto. A cosa sarebbe servito, in fondo? Sarebbe stato solo un segno di debolezza e, forse, si sarebbe sentita ancor più triste dopo... Poi, nessuno avrebbe raccolto le sue lacrime, se non il cuscino. Allora era meglio dimenticare questa solitudine e quell'uomo. In fondo, non lo conosceva neppure... Era solo un collega di lavoro, per lei. Avrebbe rinchiuso tutto in un cassetto e l'avrebbe fatto sparire in un qualche angolo della sua memoria. In questo modo, il giorno dopo, sarebbe riuscita a tornare al lavoro con il sorriso sulle labbra. E sarebbe stato solo un altro stupido giorno uguale a tutti gli altri. Sì, avrebbe fatto proprio così. Con fatica, riuscì a girarsi su un lato e si addormentò.

Natale

Natale. Tutti lo aspettano con trepidazione, pensando, o forse sperando, che sia un giorno diverso dagli altri. Un giorno in cui essere veramente felici. Ma, alla mattina, quando ti svegli, ti accorgi che è solo un altro giorno. La tv accesa, la tavola imbandita per la colazione e tuo padre, seduto nel divano, che ride guardando vecchi film. L'unica differenza sono i baci, gli abbracci, gli auguri natalizi e il panettone al cioccolato che si trangugia mentre si scartano i regali. Oggi, compiendo questo rituale che si ripete immancabilmente ogni anno, mi sento vuota. E' come se al posto del cuore e dello stomaco avessi due enormi, incolmabili voragini. In questo giorno, dove essere felici è d'obbligo - sarebbe una blasfemia essere tristi a Natale! - mi sento come se mancasse qualcosa. E mi viene da pensare che non è il giorno felice che tutti credono che sia. E mi viene da pensare, che molti si sforzano di essere allegri quando, in realtà, non lo sono. E mi viene da pensare che, forse, non sono la sola a sentire questo grande vuoto dentro di me. Forse perchè ho sempre pensato al Natale come una ricorrenza da trascorrere con la persona amata. Sì, credo che questo vuoto sia dovuto proprio a ciò. Forse mi manca qualcuno da amare. Qualcuno su cui riversare tutta la mia tenerezza e dolcezza. Qualcuno da ricoprire di baci, di coccole, di attenzioni e di abbracci. Qualcuno da guardare dritto negli occhi senza nascondermi, perchè pensiamo esattamente allo stesso modo. Qualcuno che mi ami davvero. Che mi ami per ciò che sono... per il mio cuore. E io vorrei amare e capire lui allo stesso modo. Ora sono qui, seduta sulla mia sedia di paglia e legno e guardo fuori dalla finestra. Eppure non saprei descrivervi cosa vedono i miei occhi, perchè mi sembra di non osservare affatto il paesaggio che mi circonda. Mi sto perdendo nei pensieri e nei ricordi passati. E, facendolo, sorrido. E' proprio vero che Natale è un giorno diverso dagli altri... forse, per molti, è il giorno più infelice dell'anno.

Pubblicazioni

Anche "L'ultima porta" è stata pubblicata su Racconti Oltre. Sono davvero felice.

http://www.raccontioltre.it/1770/lultima-porta/

Grazie.

So long goodbye

Stanotte ho fatto uno strano sogno. Ti guardavo dal finestrino mentre diventavi piccolo piccolo, fino a sparire. E, come sempre, io ti salutavo con la mano e sorridevo. Bye bye. Come dagli occhi, sparirai anche dal mio cuore. Bye bye. Non ci rivedremo mai più. Bye bye. So che è triste, ma il tempo trascorso assieme non può essere cancellato. Bye bye. Vederci ora sarebbe solo doloroso e lo sai anche tu. Bye bye. Non versare altre lacrime per me, io sono serena. Bye bye. Non piangere, non essere triste, io non lo sono, nè lo sarò. Bye bye. Sono felice anche così, non ho rimpianti. Bye bye. So che anche tu hai fatto il possibile, non avere rimpianti. Bye bye. Mi mancherai, ti vorrò sempre bene. Bye bye. Anche senza di te, saprò andare avanti. Bye bye. Anche senza di me, continua ad andare avanti. Bye bye. Dobbiamo voltare pagina tutti e due. Bye bye. Sapevo che nulla era per sempre, nemmeno noi. Bye bye. Non è colpa di nessuno se è andata così. Bye bye. Non era destino e, forse, lo sapevamo entrambi. Bye bye. Eravamo uguali, ma diversi. Bye bye. E' stata la scelta giusta. Bye bye. Prenditi del tempo e cerca di star bene con te stesso, io farò altrettanto. Bye bye. Ne abbiamo bisogno entrambi. Bye bye. Non pensarci più. Bye bye. Non pensarmi più. Bye bye. Io non ti penserò più. Bye bye. Stammi bene. Bye bye.

And it’s quite alright
So goodbye for now.
Just look up to the stars and believe who you are,
‘Cause it’s quite alright
And so long goodbye


*Sum 41 "So long goodbye"

E sono solo parole

Ci sono momenti in cui non posso far a meno di pensare che le parole siano tutto. Esse hanno il potere di farti sorridere o gettarti nella disperazione più totale. Farti vedere l'inferno o il paradiso. A volte, si trasformano in tanti coltelli affilati che puntano dritto al cuore e puoi star certo che non si fermeranno, o no che non lo faranno, almeno finchè non ti feriranno fino ad ucciderti completamente. In altre occasioni, sanno invece essere più dolci del miele e più calde di un abbraccio o di una carezza. Eppure sono solo parole. Una serie di suoni che si propagano per qualche istante nell'aria... Di loro, non rimarrà nulla. In molti casi, nemmeno il ricordo della loro fugace e breve esistenza. E allora perchè il mio cuore è così pieno di cicatrici?
Credo che farei bene a smetterla di pesare ogni minima lettera cercandone il significato nascosto. Dovrei piantarla di essere ossessionata da quello che gli altri dicono di me appena volto le spalle. In fondo, sono solo parole. E dovrei saperlo meglio di chiunque altro che non valgono poi un granché. Dalle mie stesse labbra sono uscite tante falsità, cose che non provavo, pensieri che non sentivo come miei... E a pensarci bene, quanto costa dire una parola? E' vero, è necessario trovare il coraggio per pronunciarla, ma quanto costa dire "Ti voglio bene", pur sapendo che non è vero? Quanto costa dire "Ti amo", anche se è una sporca bugia? Poco, pochissimo... ciò che conta è far felice chi ci sta davanti, no? Accontentarlo e farlo stare zitto, in modo che non ci secchi più. Allora non posso far a meno di pensare che una dimostrazione di affetto o di amore, valga più di un milione di parole. Perchè un gesto, anche se piccolissimo ma fatto con il cuore, difficilmente può essere falso. Uno sguardo di intesa, un sorriso, un abbraccio... E, in questi momenti, a cosa servono le parole? Sarebbero solo tante ed inutili parole...

Avevo solo sedici anni...

E ancora oggi mi sveglio madida di sudore a causa di quell'incubo che non riesco a dimenticare. Che non potrò mai cancellare. Che, dopo sette anni, ancora mi perseguita. Era una giornata di dicembre, come questa. Le feste di Natale si avvicinavano e gli studenti occupavano le scuole per strappare ai professori qualche giorno di vacanza in più. Ed era bello andare a scuola anche solo per fare quattro chiacchiere con gli amici, giocare a carte o fumarsi una sigaretta in aula. Così si andava concludendo anche quella mattinata. Dopo la consueta partita a briscola ci si stava annoiando. Si voleva fare qualcosa di più, mentre io volevo solo andare a casa. Aspettarono che mi caricai sulle spalle la mia cartella nera e viola dell'invicta per trascinarmi nel peggiore degli incubi. In due mi bloccarono e mi presero per le braccia. Inizialmente mi misi a ridere, però stringevano e mi facevano male. Poi arrivò lui e capì che non si trattava di uno scherzo. Urlando, mi buttai a terra per sfuggire al loro gioco. A nulla servì la mia resistenza. Fui trascinata per i polsi lungo tutto il corridoio. Scalciavo e gridavo sperando di arrestare la loro avanzata. Inutilmente. Mi portarono in un bagno di servizio, di quelli lontani dalle classi e che non usa mai nessuno. Se chiudo gli occhi, posso ancora sentire il tanfo di fogna mischiato a quello della candeggina. Mi spinsero dentro, caddi sul pavimento giallognolo. Lui era lì. Mi stava aspettando. La sua schiena era piegata, le mani si allungavano verso di me. Mi rialzai e andai verso la porta. Cercai più volte di aprirla, ma l'avevano chiusa a chiave. Tremante, la presi a pugni. La mia voce si affievoliva sempre di più, come la speranza che qualcuno mi aiutasse. Piansi. Avevo così paura... Poi il buio mi avvolse. Nella mia testa rimbombavano solo le risate dei ragazzi che stavano bloccando la porta e il pianto di una ragazza che cercava di liberarmi. Nei miei occhi erano impressi solo i suoi, così belli e cattivi, e il suo ghigno malizioso. Avevo solo sedici anni...

Quella sera l'aria era di un freddo pungente, piuttosto normale per la stagione visto che erano i primi di dicembre, eppure aveva un qualcosa di insolitamente magico. Era appena ritornata a casa, aveva parcheggiato l'auto al solito posto, sotto al balcone. Con il solito vigore, tirò il freno a mano e la spense. Mentre eseguiva meccanicamente quei gesti, fece un qualcosa che, ormai, non faceva più da molto, moltissimo tempo. Lanciò un'occhiata distratta attraverso il parabrezza e vide qualcosa che mai aveva visto in tutta la sua vita. Sopra di lei, un meraviglioso cielo stellato brillava in tutta la sua perfezione. Attonita, uscì dalla vettura e rimase lì, in piedi ed immobile a fissare quell'indescrivibile spettacolo. Non aveva mai visto così tante stelle illuminarsi così, come tante luci di Natale. E non aveva mai visto niente di così bello che potesse essere lontanamente paragonato a quel cielo. Non conosceva molto l'astronomia, eppure, da quei pochi e vaghi ricordi che aveva, riusciva a distinguere le principali costellazioni: l'orsa maggiore, la minore... E si sentiva così piccola di fronte a quell'immensità. Non sapeva dire quanto tempo trascorse lì, ad osservare quel manto stellato. Secondi, minuti, ore forse? Sapeva solo che difficilmente avrebbe potuto rivedere un cielo così. Mentre i suoi occhi continuavano a godere di quello spettacolo -e mai se ne sarebbero saziati- i suoi pensieri erano tutti rivolti a lui. Si sentì stringere il cuore, perchè avrebbe tanto voluto mostrargli ciò che stava vedendo. Chissà, se ci sarebbe mai stata una seconda notte così. Per quanto fosse bella, New York non avrebbe mai potuto offrirgli quello spettacolo, ne era certa. C'era stata solo una volta, eppure sapeva che le luci di quella grande città sovrastano le stelle, le uccidono. Stringendosi nel cappotto di lana bianca, si sentì triste e sola. E, come stelle cadenti, le lacrime iniziarono a scorrere lungo il suo viso, pensando al giorno in cui, finalmente, avrebbero potuto osservare abbracciati quel cielo.

L'ultima porta

Ad ogni tua parola, le porte si chiudono dentro di me. Una dopo l'altra, con un rumore secco. So che mai potranno riaprirsi. Non con te. Come posso fidarmi dopo che mi hai ferita così tante volte? Ho paura. Paura delle tue parole, dei tuoi giudizi, dei tuoi pensieri. Paura che io stessa possa andare in frantumi, proprio come il mio cuore. Allora mi chiudo, cerco di proteggermi. Di proteggere ciò che è rimasto di me. Mi nascondo, sentendomi patetica e falsa. Quando sono con te, tutto ciò che esce dalla mia bocca è solo una bugia. Una grossa e unica bugia. E ciò che più mi fa male, è che tu non lo sai. Non puoi saperlo. Rimani lì, ad ascoltarmi fissandomi con i tuoi grandi occhi nocciola e ti fidi ancora di me. Non te ne rendi conto. Mi ferisco, mi tormento, mi sento in colpa. Sto trascinando un fardello che, col passare del tempo, diventa sempre più pesante da trasportare. Ogni tanto mi chiedo per quanto dovrò ancora farlo. Se mai me ne potrò liberare. Se mai potrò essere più serena con te. Ma come posso dirti, ora, la verità quando non ho mai avuto il coraggio di rivelartela? Mi capiresti? Mi odieresti forse... O, più semplicemente, mi disprezzeresti. E io, stupidamente, non voglio perderti, nonostante il nostro rapporto sia diventato così vuoto e bugiardo. O forse ti ho già perso, perchè come è possibile costruire qualcosa di buono sulle menzogne? E allora mi chiedo se ne valga la pena vederti ancora. Rimango seduta dinanzi l'ultima porta aperta. Quella che non ho ancora chiuso. Che non ho avuto il coraggio di chiudere, anche se, forse, dovrei. Eppure non ci riesco. Non ne ho la forza. Ogni volta che ci provo, mi ritorna alla mente il passato, i bei momenti trascorsi assieme. Quando ci confidavamo tutto. Quando io avevo bisogno di te. Quando tu avevi bisogno di me. E disperatamente voglio credere di poterne vivere altri, in futuro. Allora lascio quella porta ancora spalancata, sperando che, un giorno, tu possa corrermi incontro sorridendo come una volta. Mestamente rido per la mia ingenuità. In fondo al cuore, so benissimo che sto attendendo un giorno che non arriverà mai.

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