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Quando il lavoro è un gioco...

Ultimamente, mi trovo a parlare sempre più spesso del mio posto di lavoro. L'edificio, un triste complesso di palazzi blu con gli infissi delle finestre rossi (sì, sono d'accordo con voi: un accostamento di colori a dir poco orribile, ma, dopo averci pensato più e più volte, sono giunta alla conclusione che, con tutta probabilità, colui che ha deciso ciò era un fan sfegatato del Bologna), sorge nella zona industriale di Ravenna. Un posto squallido, dove la nebbia causata degli scarichi delle fabbriche è così fitta che il sole non si vede neppure d'estate, figuriamoci d'inverno. Non parliamo poi della gente che, abitualmente, frequenta questo luogo: da quando sono stata assunta, credo di aver battuto ogni record di corsa facendomi porta dell'ufficio-macchina in soli tre secondi. Ok, visto da fuori sembra un vero incubo, ma la parte migliore è il "dentro". Non solo mi piace il lavoro che svolgo, ma adoro anche le persone che mi circondano. E non credo di esagerare quando penso che siano la mia seconda famiglia. Insomma, quanti di voi trascorrono le loro pause pranzo a giocare con l'eye-toy assieme ai capi? Quanti di voi organizzano tornei di ping-pong in sala riunioni? Quanti di voi sono stati consolati e ascoltati dai loro superiori per problemi di famiglia, amore o amicizia ottenendo addirittura preziosi consigli? Da noi, questa è la quotidianità. Tuttavia, il momento che preferisco, è quello del caffè, perchè mi domando cosa si inventeranno per chiedermi di portarglielo. Negli uffici normali, te lo direbbero così, a voce, senza troppe storie, no? Ecco, da noi, scordatevelo. Da quando sono stata assunta, hanno sempre trovato i modi più disparati: dalla telefonata interna, alla mail, dal coro di colpi di tosse (sì, avete capito bene! Così, sentendoli, io mi avviavo verso il loro ufficio per capire cosa stava accadendo e, improvvisamente, tutti guariti e contenti esclamavano: "Oh che carina! Ci fai quattro caffè? Grazie...") ai colpi sul muro e, per finire, con le canzoncine: "Ah! Ci vorrebbe proprio un bel caffè!" (a cui io rispondo sempre con un "vado" seguito da una risata sommessa). Certo che, detto così, sembra che, nel mio ufficio, non si lavori affatto...

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