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«Scegliete la vita, scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete la famiglia, scegliete un maxitelevisore del cazzo, scegliete lavatrice, macchine, lettori CD e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita, scegliete un mutuo a interessi fissi, scegliete una prima casa, scegliete gli amici, scegliete una moda casual e le valigie in tinta, scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo, scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina, scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi, scegliete un futuro, scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita, ho scelto qualcos'altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni, chi ha bisogno di ragioni quando ha l'eroina?...»

Così inizia la terza puntata della trasmissione "Girls don't cry" incentrata sugli "Usi & Abusi". Gli ospiti della serata sono i "The Last One" (Mic, Doppia e Guba) che riescono ad intrattenere e divertire con i loro aneddoti inerenti al tema. A parte piccoli inconvenienti tecnici (tipo la sfiga che ci hanno attaccato i "The Last One" che fa saltare l'impianto mandandoci offline per alcuni minuti), il tempo scorre veloce e la nostra scaletta salta (il momento letterario pure, in compenso cantiamo in coro "Romagna e Sangiovese" rovinandola definitivamente). Nonostante tutto, continuate a seguirci e la prova sono le mail che riceviamo in diretta e che leggiamo con piacere. E' una puntata goliardica, ma il tema era forte, perciò decidiamo di chiuderla con il finale di Trainspotting:

«Allora perché l'ho fatto? Potrei dare un milione di risposte tutte false. La verità è che sono cattivo, ma questo cambierà, io cambierò, è l'ultima volta che faccio cose come questa, metto la testa a posto, vado avanti, rigo dritto, scelgo la vita. Già adesso non vedo l'ora, diventerò esattamente come voi: il lavoro, la famiglia, il maxitelevisore del cazzo, la lavatrice, la macchina, il cd e l'apriscatole elettrico, buona salute, colesterolo basso, polizza vita, mutuo, prima casa, moda casual, valigie, salotto di tre pezzi, fai da te, telequiz, schifezze nella pancia, figli, a spasso nel parco, orario d'ufficio, bravo a golf, l'auto lavata, tanti maglioni, natale in famiglia, pensione privata, esenzione fiscale, tirando avanti lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirai.»

Anche la terza puntata termina. Ogni volta che ascolto la sigla finale, mi sento sempre più soddisfatta e attiva. Mi sto musicalmente acculturando e non posso che esserne felice. E' un sogno.

When you are the one, the one that lies close to me.
Whispers
"Hello, I've missed you quite terribly."
I fell in love, in love with you suddenly.

That there's no place else I could be but here in your arms.
I like, where you sleep, when you sleep, next to me.
I like, where you sleep. Here.

*Here (In Your Arms) - Hellogoodbye

"Buonasera! Benvenuti al programma radiofonico Girls don't cry! Ma perchè abbiamo deciso di chiamarci proprio in questo modo? Beh, volevamo replicare alla canzone dei The Cure intitolata "Boys don't cry", che alla fine è diventata la nostra sigla, perché anche noi ragazze, alle volte, indossiamo una maschera dietro la quale nascondiamo i nostri veri sentimenti e mostriamo un sorriso che, in realtà, non c'è. E basterebbe guardarci negli occhi per capirlo. Quegli occhi che, magari, vorrebbero versare solo lacrime. Eppure non lo facciamo. Difficile spiegarne il motivo, impossibile capirlo. Forse non lo facciamo per dignità o forse per orgoglio, perché non vogliamo piangere di fronte agli altri. O forse perché non vogliamo ferire chi amiamo anche se, a volte, se lo meriterebbe. O forse perché vogliamo mostrarci forti, perché niente e nessuno può piegarci. O forse semplicemente perché le ragazze non piangono. Sì, le ragazze non piangono."
Con questo mio intervento inizia la seconda puntata della trasmissione "Girls don't cry". Sono meno carica rispetto alla volta scorsa: sarà che mi sto trascinando dietro la stanchezza, sarà l'agitazione per l'imminente partenza, sarà il nervosismo/rabbia che provo a causa di alcune rivelazioni molto interessanti che ho scoperto casualmente, sarà che mi sono scordata di innaffiare le piante e so che martedì le troverò tutte morte stecchite (scusa Nicola, ho telefonato a Leo, ma mi ha seriamente risposto che, in questi casi, la natura deve arrangiarsi per sopravvivere, quindi, qualora le piante morissero, la colpa è anche sua). Il tema della puntata è il viaggio in tutti i sensi (metaforico, fisico, spirituale, eccetera), mentre gli ospiti sono la band dei Leskee Gooda. Riuscitissima la dedica a Sergio e azzeccatissima quanto divertente la presentazione di "Freeway" dei Beehive da parte mia e della Valeria. E' stato davvero un colpo di scena, perché le altre Girls non sapevano minimamente di che canzone si trattasse... Mi è piaciuto moltissimo il momento letterario dove, sulle note di "Viaggio in aereo" di Allevi, Valeria ha letto uno stralcio tratto da "Nessuno lo saprà" di Enrico Brizzi. Prima della chiusura, ricordiamo agli ascoltatori i concerti del week-end (e ricordo a Masi che mi deve una cena per la fatica che mi ha fatto fare per procurargli una dannatissima giacca rossa). Stanca come non mai, ma soddisfatta (e come potrei non esserlo? Abbiamo messo in scaletta pezzi come "Paradise city" dei Guns N' Roses, "Stairways to heaven" dei Led Zeppelin e "Knocking on heavens door" di Clapton), anche la seconda puntata termina. Ma la notte è ancora giovane, infatti mi aspetta la John Doe Ska Orchestra al Sottosopra e, l'indomani, la partenza a cui pensavo da tanto, tantissimo tempo. Mai come in questo periodo sono stata più impegnata quanto appagata e veramente felice. Sì, perché ora posso dirlo con tutta sincerità e franchezza: sono felice e non è una balla. Sono davvero felice e devo solo ringraziare tutti coloro che mi stanno accanto. Grazie davvero.

Stelle e sogni

Ho sempre provato una forte attrazione verso le persone che ce la mettono tutta per realizzare i loro sogni. Questo perché, inseguendoli, brillano come stelle. Immersa nella loro fulgida luce, non potevo fare a meno di ammirarle e pensare: "Cavolo, ma è meravigliosa!"
Probabilmente, questa mia affermazione, era dovuta all'invidia, perché non ho mai fatto nulla per cercare di realizzare ciò che più desideravo. Però, ora, sono cambiata. Ho iniziato a credere alle parole di quella stella che vidi una notte, non molto tempo fa. In silenzio, sperava che i miei sogni si realizzassero. Non saprei dirvi se questa stella crede ancora in me, però sono felice che l'abbia fatto anche solo quella volta. Grazie a quelle parole, posso finalmente raggiungerla in cielo.

Boys don't cry

Per curiosità, sono andata a leggere proprio adesso il testo della canzone che fa da sigla d'apertura al programma radio che conduco assieme alle mie amiche. Sono rimasta sorpresa, non pensavo che questa canzone mi rispecchiasse così tanto. Perché io sono proprio così... perché anche io provo a riderci su, nascondendo le lacrime nei miei occhi... perché anche io ci rido su, coprendo tutto con delle bugie... perché io non piango... non piango...


I Ragazzi Non Piangono (Boys don't cry) - The Cure

Ti direi, mi dispiace,
Se pensassi che ti farebbe cambiare idea
Ma so che questa volta
Ho detto troppo
Sono stato troppo scortese

provo a riderci su
A coprire tutto con delle bugie
Provo a riderci su
Nascondendo le lacrime nei miei occhi
Perché i ragazzi non piangono
I ragazzi non piangono

Mi inginocchierei ai tuoi piedi
E chiedere perdono
Ti chiederei clemenza
Ma so che è troppo tardi
E ora non c’è niente che posso fare

Così provo a riderci su
A coprire tutto con delle bugie
provo a riderci su
Nascondendo le lacrime nei miei occhi
Perché i ragazzi non piangono
I ragazzi non piangono

Ti direi
Che ti ho amata
Se pensassi che ciò ti farebbe restare.
Ma so che non servirà
Perché tu sei già
Andata via

Ho giudicato male i tuoi limiti
Ho tirato troppo la corda con te
Ti ho dato per scontata
Ho pensato che avessi bisogno di più di me

Ora farei praticamente tutto
Per riportarti da me
Invece continuo soltanto a ridere
Nascondendo le lacrime nei miei occhi
Perché i ragazzi non piangono
I ragazzi non piangono
I ragazzi non piangono

Un successo!

Come promesso, vi racconto in breve la prima puntata delle Girls don't cry...

Eravamo tesissime. Dopo i vari "Prova - Prove tecniche di trasmissione", parte la sigla: "Boys don't cry" dei The Cure. Sfumiamo la canzone e la voce della Vale augura la buonasera a tutti gli ascoltatori. Ci impaperiamo un po'... in fondo, come il tema del giorno, è la nostra prima volta ma, come dice Matilde, siamo cariche a bussooooo... Nonostante tutti gli inconvenienti tecnici (playlist che si cancellano, mp3 che non si trovano, eccetera...) piovono e-mail, commenti, messaggi su msn e sul nostro myspace. Ci sostenete, ci date consigli e tutto il vostro affetto. Inutile dire che il mio cuore si riempie di felicità, come non è mai successo. La mia ansia sparisce completamente e mi esalto di brutto, quasi fossi sotto l'effetto di una strana droga. Più si avvicina il momento in cui parlerò da quel microfono e la mia voce entrerà dentro le vostre case, più mi gaso. Saltello per lo studio e rispondo via e-mail a voi ascoltatori, ringraziandovi. Presento la canzone "La prima volta" degli F4, poi, senza alcuna paura, riesco a dedicare "Believe" dei Savatage ad una persona molto importante per me (clicca qui per ascoltare). Arrivano gli ospiti: Ale dei RedSka e Macola dei Macola e Vibronda. Grazie a loro, tutta la tensione sparisce, ci rilassiamo. Finalmente, siamo a nostro agio. La trasmissione prosegue e, dopo aver fatto pubblicità al mio maestro di chitarra che, con la Twister Band, si sarebbe esibito ieri sera e agli Ape Regina che sono in live stasera a Bologna, arriva il momento serio. Sotto le note di "Love Thing" di Joe Satriani, la mia canzone d'amore preferita, leggo uno stralcio tratto dal brano di Gabriele Nunziante, "Pensieri sparsi". Temo di non essere all'altezza, di non riuscire ad interpretarla degnamente. Però il momento è così bello che la voce mi trema dalla commozione. Sono le 21.00, la trasmissione è finita. Parte la sigla "La mia radio" di Rettore-Statuto. In studio, scoppiano le urla di gioia delle conduttrici, la birra scorre a fiumi come le telefonate degli amici/parenti e i cd demo che le band emergenti ci regalano. Mai me lo sarei immaginato, ma è stato un successo: venerdì si replica, continuate a seguirci!

-2


Ok, ammetto che me la sto facendo sotto. E' tutto oggi che non riesco a stare ferma un attimo. Il mio livello di agitazione è così alto che ho fatto persino venire il mal di stomaco alla mia collega di lavoro, Valeria. E mancano 2 giorni, 30 ore e non-conto-i-minuti-altrimenti-sto-peggio alla messa in onda del programma "Girls don't cry". In soli cinque giorni di attività (e sottolineo il cinque), il nostro myspace conta:

-3080 visite
-470 amici
-163 commenti

In pratica, tutta Ravenna e dintorni ne è al corrente. In particolare, tutte le band della Romagna ne sono al corrente, perchè non passa giorno senza ricevere quelle tre/quattro richieste per partecipare alla trasmissione. Quando mi sono aggiunta al progetto dicendo superficialmente: "Massì, dai, lo faccio, sembra divertente!", non pensavo a tutto questo. Ora ho una paura pressochè folle di bloccarmi o, peggio, impaperarmi... Sarebbe a dir poco terribile. Credo farei bene a prepararmi una via di fuga in caso di figuracce allucinanti... Magari farei bene ad acquistare un bel biglietto di sola andata per il Giappone, così, terminata la trasmissione, ho giusto il tempo per raccattare le mie due cose e trasferirmici per sempre. Vabbè, cerchiamo di essere ottimisti: un bel respiro profondo e, guardandomi allo specchio, mi ripeto che andrà tutto bene. Niente, non funziona. Stasera, ho provato a fondo la mia parte e lo farò anche domani, quindi incrocio le dita, prego e spero. In caso qualcosa vada storto, confido nella prontezza di spirito delle altre, in fondo siamo sette, no? Ok, basta o l'adrenalina mi sale al di sopra delle stelle (altro che tre metri sopra al cielo). Vi farò poi sapere com'è andata e in quanti ci avete seguito (tanto lo sapremo in diretta...).

Hai un momento, Dio?

Niente di mio, stasera. Un amico mi ha fatto leggere questa lettera e mi ha chiesto se potevo postarla sul blog. Il modo in cui ama mi ha commosso. Il suo, è un sentimento così assoluto e incondizionato che non ho potuto fare a meno di pensare che vorrei essere amata anch'io così.

"Vorrei seguirla io, anche da lontano, ma non ho alcun diritto di rientrare nella sua vita e non ho nessun altro di cui possa fidarmi. Quindi rimango nascosto, Dio, e lo chiedo a te."

In tutto il mondo, i ragazzi come te sono l'1%, quindi fatti forza e non ti rassegnare. Intanto, in fondo al cuore, spero che anche lei lo capisca.

Non ho mai creduto a tutte quelle stronzate che dicono i preti in chiesa. Talvolta, mi sono ritrovato a pensare se esiste davvero un Dio. A essere sincero, non ricordo nemmeno di averne mai pregato uno in vita mia. Eppure, in questo momento, sono in ginocchio ai piedi del letto, le mani giunte e la fronte appoggiata ad esse. Non ti ho mai rivolto la parola, Dio, ma ora mi ritrovo a chiederti, come in quella famosa canzone di Ligabue, se hai un attimo per me. So che non merito di essere ascoltato: non vado a messa, non faccio volontariato, ignoro chi chiede l'elemosina e di peccati ne commetto fin troppi. Ma se è vero che tu sei infinitamente buono come dicono, ti prego, ascoltami. Vorrei che ti prendessi cura di lei, lei che di me non vuole più saperne. Lei, che mi ha respinto e cacciato fuori dalla sua vita. Lei, che nemmeno mi pensa più. No, non ti sto chiedendo di farla ritornare da me. Non è questo ciò che voglio. So che è difficile crederlo, ma desidero solo che lei sorrida, nient'altro. E, qualora lei dovesse soffrire, vorrei essere io a farlo al posto suo. Vorrei provare un dolore dieci, cento, mille volte più lacerante per ogni lacrima che lei dovrebbe versare. Mi basterebbe sapere, in sogno, che nulla turba il suo sorriso così angelico che farebbe invidia al sole stesso. Non ti chiedo altro, Dio, se non che lei sia sempre felice e mai sola. Sai, Dio, è una ragazza che si abbatte facilmente e che non è mai sicura di sé. Vorrei che ci fosse qualcuno accanto a lei che la incoraggiasse e la sostenesse nel suo cammino. Vorrei seguirla io, anche da lontano, ma non ho alcun diritto di rientrare nella sua vita e non ho nessun altro di cui possa fidarmi. Quindi rimango nascosto, Dio, e lo chiedo a te. So che puoi tutto, allora ti prego, trova anche un solo attimo per me. Sì, ci sono cose più importanti a cui dovresti pensare, ma non è colpa mia. E' colpa tua, Dio, perché sei tu che hai insegnato a noi uomini cosa significhi "Amare".

Scomparendo...

C'è qualcosa in me che non va. A questo punto, non posso fare a meno di credere che sono io quella diversa, quella sbagliata, quella distorta, quella contradditoria. Mi sento come se vivessi in un posto che non mi appartiene, eppure sono costretta a rimanere qui perché non posso rifugiarmi altrove. Diversamente dal Piccolo Principe, mi è impossibile aspettare una migrazione di uccelli selvatici per andarmene. Stupidamente, mi impongo di rimanere qui e lotto per ritagliarmi un posto in questo mondo, anche se so che è inutile. Sto scalando una parete liscia e più cerco di aggrapparmi ad appigli inesistenti, più scivolo verso il basso. Perdendo forza e determinazione, cado schiantandomi sul fondo. Non mi rialzerò. Forse, per i sentimenti che provo e pensieri che formulo, sarei dovuta nascere in un'altra epoca e in un altro luogo. Di sicuro, non adesso, non qui. Qualsiasi cosa io dica o pensi è profondamente sbagliata, fuori dal comune, diversa. Tristemente, mi rendo conto che, oltre a me, nessuno può davvero capirmi. Più sto accanto agli amici, più mi rendo conto che non vorrei avere vicino nessuno. Più sono sola, più vorrei qualcuno accanto a me. Come se fosse un film, guardo la mia vita da semplice spettatrice. E, tutto ciò che mi circonda, non fa altro che aumentare quella sensazione di essere lì, ma non per davvero. Mi sento così a disagio che finisco col desiderare di sparire. Mi stendo sul letto, la faccia su quel cuscino che ha sempre soffocato ogni mio dolore. Reprimerà anche questo. Vorrei solo che il mio corpo si fondesse con questo letto. Scomparendo, cancellerei tutti i ricordi che gli altri hanno di me, proprio come se non fossi mai esistita. Non sono mai stata veramente me stessa se non a sprazzi, come una di quelle lucine intermittenti che vengono utilizzate per decorare gli alberi di Natale. Sono stanca di accendermi e spegnermi. Più mi illumino, più mi sento vuota ed inutile dopo. Lasciatemi staccare la spina.

Deejay per la radio

Ok, l'ho fatto. Mi sono uniformata alla massa ed ho creato pure io il myspace (myspace.com/ombresugreyhawk). Alla fine, la mia compagna di disavventure ha vinto. Dopo tanta insistenza, me lo sono creato. Beh, in realtà mi serviva per un progetto che abbiamo in mente: sembra (dico sembra, perchè, finché non sarò lì non ci crederò) che condurrò un programma alla radio con altre sei ragazze (per sapere chi sono le altre pazze: myspace.com/girlsradio). Immagino che vi starete chiedendo chi cavolo ha avuto il coraggio di convocarmi in qualità di deejay. Beh, ovviamente la mia collega di disavventure Valeria! Il programma si chiamerà "Girls don't cry" (storpiatura della canzone dei The Cure "Boys don't cry") ed andrà in onda su www.pdradio.it tutti i venerdì (a partire dal 14/03/2008) dalle 20.00-22.00. Di cosa parleremo? Beh, avete presente lo zoo di 105? Peggio! Come dice la Vale, faremo della pura e sana ignoranza (ne sarò in grado? Mah... )! Che cosa trasmetteremo? Pubblicizzeremo ed intervisteremo band emergenti e vi faremo ascoltare quelle canzoni rock ormai dimenticate. Se vi capita di ascoltarci, mandate delle e-mail a: girlsradio@gmail.com, le leggeremo in diretta e vi dispenseremo consigli... ovviamente ignoranti!

Strange reality

Credo di aver smarrito la via. E' strano, perché so benissimo che procede dritta dinanzi a me. Eppure è come se fosse scesa una nebbia così fitta che non mi fa più sentire sicura di nulla. Ho paura, quindi non so né cosa voglio, né chi voglio. E, anche se lo sapessi, le mie gambe saprebbero condurmi verso ciò che sto cercando? Forse no, perché, a volte, ho l'impressione che ciò che più desidero non esista. E, ammesso che esista, non è detto che stia cercando proprio me. Per questo rimango qui, in mezzo a questa nebbia. Quando, oppressa dalla troppa debolezza e solitudine, decido di tornare indietro, arrivi tu. Mi fermi e, sorridendo, ti arrabbi perché sai che, se imboccassi quella strada, non farei altro che soffrire. Rido, non so come fai, ma compari sempre al momento giusto, salvandomi. Mi ascolti, mi consoli e, con la tua grinta, mi scrolli di dosso tutti i miei sensi di colpa, facendomi sentire più leggera, più felice. Mi parli di te e mi sento bene, perché la pensi come me. Mi dici che non è vero che sono sola perché tu, per me, ci sarai sempre. Per averti vicino, non devo far altro che chiamarti. Lentamente, la nebbia si dirada facendo apparire una strada davanti a noi. Sono incerta. Una volta, qualcuno mi disse di non scegliere una persona solo per paura della solitudine. A causa di questo, in passato, ho commesso molti errori, ma ora non voglio più sbagliare. Voglio essere sicura di ciò che sento. Questa volta, voglio andare con calma.

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