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Realizzando un sogno...

Pian piano il mio sogno si sta realizzando... Ancora non riesco a crederci! Ho appena ricevuto una e-mail da Pretesti che mi avvisa che la pillola con cui ho partecipato verrà pubblicata sul Resto del Carlino di Rimini il giorno sabato 2 agosto... Scusate, proprio non riesco ad aggiungere altro... sto per scoppiare a piangere... Sono troppo felice... E' un sogno...

Inseguendo un sogno...

Ok, fino adesso ho scherzato. Adesso che mi si è presentata l'occasione ho deciso di rimboccarmi le maniche e fare sul serio. Insomma, mi é venuta una gran voglia di impegnarmi per realizzare quello che, da qualche anno a questa parte, é il mio sogno: diventare una scrittrice. O almeno ci provo. L'opportunità mi é stata fornita da www.pre-testi.it, un concorso che permette a giovani scrittori esordienti di farsi conoscere. Come? Beh, innanzitutto attraverso la pubblicazione web, poi cartacea tramite volantini distribuiti per Rimini e speciali allegati al Resto del Carlino. Per realizzare questo mio sogno, ho bisogno di voi, quindi vi chiedo di votare i miei racconti che si trovano in questa pagina. Ringrazio infinitamente chi lo farà.

Pubblicazioni

Altra pubblicazione, altro post. Questa volta é toccato alla favola "Rabbia" che ho postato sul blog qualche settimana fa. La potete leggere su RaccontiOltre cliccando sul seguente link: Rabbia
Grazie a tutti.

Stavolta era diverso

Odio questo sentimento che mi costringe a riflettere su cosa sarebbe accaduto se le cose fossero andate leggermente in modo diverso, pur sapendo che é perfettamente inutile pensarci. I "se" fanno scaturire inutili speranze che fanno solo soffrire. E, stesa sul letto con la faccia premuta contro il cuscino, mi rendo conto che niente sarà più come prima: non ti guarderò più con gli stessi occhi, anche se lo vorrei.
Due parti di me che lottano senza che nessuna prenda il sopravvento.
Nella mia mente, continuo a rivivere quei dolci attimi che non ci saranno più. E continuo a domandarmi "perché". Lo sapevi...
Chiedermi cosa cercavi in me.
Vedere il tuo sguardo triste ed impaurito.
Le tue parole che mi rimbombano nella testa.
Sentire il cuore a pezzi dentro il petto.
Disperazione per un mio sorriso.
Provare disgusto per me stessa e per il mio egoismo.
Rifiutarmi di reagire.
Chiudermi dentro me e non voler più fidarmi di nessuno...

Going down

Ho veramente toccato il fondo. Adesso, potrei solo risalire, ma c'è un solo problema: voglio davvero farlo? Non lo so. Per adesso, mi va bene anche star qui, in stato catatonico, nel punto più basso. So benissimo che piangersi addosso non serve a nulla e che dovrei reagire a testa alta ai problemi, come ho sempre fatto. Ma stavolta è stato davvero troppo e non ce la faccio più. Non riesco a rialzarmi. Non pensavo di essere così stupidamente debole. Forse è stata una somma di cose, chissà... Adesso, voglio solo essere lasciata in pace da tutto e da tutti. Ma, soprattutto, vorrei non avere più fiducia in nessuno...

La Rosa Bianca

Chi mi conosce, sa che la rosa è il mio fiore preferito. Ma non di un colore qualunque: deve essere bianca. Mi chiedete il perché? Ne avete mai osservato bene una da vicino? Cosa c'é di più candido, puro ed elegante? In una parola, rappresenta la perfezione... Ma non è questo ciò di cui volevo parlarvi. Stasera si festeggia (e meno male perché, in questo periodo, mi sento un po' giù), ecco perché: La Rosa Bianca. Era una favola che avevo scritto mesi fa - espandendo questo post - per un concorso e che, ovviamente, non è stata scelta. Dopo aver ricevuto i risultati, l'avevo messa in un cassetto e presto dimenticata. L'altro giorno mi è capitata sotto gli occhi e ho deciso di inviarla a RaccontiOltre. Stasera, è stata pubblicata e mi sento davvero felice. Grazie. Ma, soprattutto, ringrazio il mio correttore di bozze ufficiale che, mesi fa, ebbe la santa pazienza di aiutarmi a mettere a punto questa storia. Grazie per avermi aiutato ad avere un po' più di fiducia in me e nelle mie capacità, davvero.

Rabbia

Vi era un tempo in cui il mondo era popolato solo da buoni sentimenti: Amicizia, Amore e Bontà. Ma un brutto giorno, dalle labbra di Amicizia prese vita Menzogna e Amore ne rimase ferito. Da questo episodio, nacquero i primi sentimenti negativi: Tristezza e Gelosia. Nonostante fossero fratelli, i due si accoppiarono dando luce a Odio. Vedendo ciò che aveva provocato, Amicizia pianse e, una sua lacrima, generò Speranza. Intanto, Amore cercò di fermare Odio, ma la loro forza si equivaleva e nessuno riusciva a prevalere sull'altro. E da questo scontro nacqui io, Rabbia. Mi isolai, poiché non volevo nessun sciocco sentimento accanto a me. Non odiavo Amore, né amavo Odio. Tutto mi era indifferente. Eppure accadde qualcosa che non avevo previsto: Amicizia riuscì a trovare il modo di raggiungermi e di toccarmi il Cuore. Mi addolcì e, quando Amore mi sfiorò, dal mio petto sbocciò Fiducia. Ma ciò che credevo Amicizia si rivelò essere sua figlia Menzogna. Tradita e incredula, ritornai in me e al mio antico splendore. Tuttavia le lacrime e il sangue causato da Menzogna scorrevano ancora in me e da essi generai Dolore e Sofferenza. Scatenai la furia dei miei figli su Amicizia, che non potevo perdonare, e su Amore, che mi aveva ingannato. Tuttavia Bontà, attraverso Fiducia, riusciva ancora ad esercitare il suo potere su di me. Non lo potevo permettere, perciò mi liberai della mia primogenita tramutandola in ciò che più le si addiceva: una bolla di sapone. E se una parte di me avrebbe voluto che Speranza la trovasse per fortificarla, dall'altra desideravo che esplodesse in modo che scomparisse dalla Terra. Approfittando del mio momento di distrazione, Bontà mi baciò e io fui sigillata all'interno di una maschera di Rassegnazione. Sottoforma di quest'ultima, fermai i miei figli, Dolore e Sofferenza, e li richiamai dentro di me. Grazie a Bontà, Amore e Amicizia erano salvi e, gioendo insieme, originarono Felicità. Anch'io mi unì a loro, tuttavia era solo apparenza perché Rabbia pulsava ancora viva dentro di me e, presto, sarebbe fuoriuscita tramutandosi in Vendetta.

Come un riccio

E' incredibile come certe parole ti piombino addosso così, all'improvviso, con la stessa leggerezza di una tegola in testa. Quando tutto sembra perfetto, arrivano e distruggono in un batter d'occhio ciò che si era duramente costruito. E io mi chiudo a riccio, difendendo con le unghie e con i denti ciò che è rimasto di me (sempre se è rimasto qualcosa perché, a questo punto, davvero non lo so). Finisco con l'odiarmi, sentirmi dannatamente stupida per non aver capito ciò che, invece, era chiarissimo e mi vergogno così tanto di me stessa che vorrei solo sparire. Non voglio essere compatita e consolata, ma solo dimenticata proprio come se non fossi mai esistita. Mi sento sfruttata, presa in giro, umiliata e, per una persona orgogliosa come me, non c'è onta più grande di questa. La reazione a ciò è che divento diffidente (perchè non voglio più essere "così ingenua da credere a tutto ciò che mi si dice"), timida e paurosa. Sì perché, adesso, ho una paura folle di dire ciò che realmente penso, provo e sento per timore di essere solo un fastidio per chi mi sta accanto. E mai lo vorrei. Quindi non mi resta che rinchiudere la vera me stessa e indossare nuovamente la maschera. Quella maschera che erano riusciti a strapparmi di dosso con tanta fatica, liberandomi. Quella maschera che avevo giurato di non indossare più. Quella maschera del "sto bene e va tutto bene", quando in realtà non è così. Solo io so come mi sento in questo momento. Ho gli occhi gonfi di lacrime e vorrei tanto piangere, ma mi é impossibile. Non mi resta che soffrire in silenzio, perché non riesco a liberarmi di ciò che ho dentro e che mi sta lentamente uccidendo. Una sofferenza che si rispecchia nel fisico, pur sapendo benissimo che non è questa la soluzione. Tuttavia non riesco a fermare questa ondata di distruzione che mi pervade. Giunta a questo punto, mi chiedo perché devo sempre provare tutto questo dolore. Perchè sempre io. Perché? Odio questa parola. Negli ultimi mesi non ha fatto che perseguitarmi e adesso mi tormenta ancora. E pensare che ero così felice di essere finalmente "guarita". Invece, mi sembra di essere rientrata in quell'incubo da cui ero appena uscita. Mi sembra di essere tornata indietro nel tempo... Eppure non è così, perché stavolta è diverso... Mi sento ancora più debole, triste e sola. E forse è vero che non c'è davvero nessuno che possa capirmi. E forse è vero che dò troppa importanza alle parole e ai gesti. E forse é vero che parlare con il cuore in mano, non paghi. Essere "così buona che la parola 'cattiva' non so nemmeno come si scrive", come mi hanno definito, non serve a nulla. Ci si ferisce come poveri stupidi e si sta solo male. Per cosa, poi? Allora basta. Credo che, come una fenice, dovrei sforzarmi di rinascere ancora una volta dalle mie ceneri. So che non dovrei dire queste cose perchè, forzando il cambiamento, non sarei più me stessa ma, ora che sono sospesa tra sogno e realtà, non so nemmeno chi sono io... Mi sono persa di nuovo... E, in fondo al mio cuore, temo di non riuscire a ritrovarmi mai più...

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