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Come un riccio

E' incredibile come certe parole ti piombino addosso così, all'improvviso, con la stessa leggerezza di una tegola in testa. Quando tutto sembra perfetto, arrivano e distruggono in un batter d'occhio ciò che si era duramente costruito. E io mi chiudo a riccio, difendendo con le unghie e con i denti ciò che è rimasto di me (sempre se è rimasto qualcosa perché, a questo punto, davvero non lo so). Finisco con l'odiarmi, sentirmi dannatamente stupida per non aver capito ciò che, invece, era chiarissimo e mi vergogno così tanto di me stessa che vorrei solo sparire. Non voglio essere compatita e consolata, ma solo dimenticata proprio come se non fossi mai esistita. Mi sento sfruttata, presa in giro, umiliata e, per una persona orgogliosa come me, non c'è onta più grande di questa. La reazione a ciò è che divento diffidente (perchè non voglio più essere "così ingenua da credere a tutto ciò che mi si dice"), timida e paurosa. Sì perché, adesso, ho una paura folle di dire ciò che realmente penso, provo e sento per timore di essere solo un fastidio per chi mi sta accanto. E mai lo vorrei. Quindi non mi resta che rinchiudere la vera me stessa e indossare nuovamente la maschera. Quella maschera che erano riusciti a strapparmi di dosso con tanta fatica, liberandomi. Quella maschera che avevo giurato di non indossare più. Quella maschera del "sto bene e va tutto bene", quando in realtà non è così. Solo io so come mi sento in questo momento. Ho gli occhi gonfi di lacrime e vorrei tanto piangere, ma mi é impossibile. Non mi resta che soffrire in silenzio, perché non riesco a liberarmi di ciò che ho dentro e che mi sta lentamente uccidendo. Una sofferenza che si rispecchia nel fisico, pur sapendo benissimo che non è questa la soluzione. Tuttavia non riesco a fermare questa ondata di distruzione che mi pervade. Giunta a questo punto, mi chiedo perché devo sempre provare tutto questo dolore. Perchè sempre io. Perché? Odio questa parola. Negli ultimi mesi non ha fatto che perseguitarmi e adesso mi tormenta ancora. E pensare che ero così felice di essere finalmente "guarita". Invece, mi sembra di essere rientrata in quell'incubo da cui ero appena uscita. Mi sembra di essere tornata indietro nel tempo... Eppure non è così, perché stavolta è diverso... Mi sento ancora più debole, triste e sola. E forse è vero che non c'è davvero nessuno che possa capirmi. E forse è vero che dò troppa importanza alle parole e ai gesti. E forse é vero che parlare con il cuore in mano, non paghi. Essere "così buona che la parola 'cattiva' non so nemmeno come si scrive", come mi hanno definito, non serve a nulla. Ci si ferisce come poveri stupidi e si sta solo male. Per cosa, poi? Allora basta. Credo che, come una fenice, dovrei sforzarmi di rinascere ancora una volta dalle mie ceneri. So che non dovrei dire queste cose perchè, forzando il cambiamento, non sarei più me stessa ma, ora che sono sospesa tra sogno e realtà, non so nemmeno chi sono io... Mi sono persa di nuovo... E, in fondo al mio cuore, temo di non riuscire a ritrovarmi mai più...

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