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Venerdì 24 ottobre, il suono della chitarra di Paul Gilbert ruggisce all'Estragon di Bologna. Ammetto che, fino a giugno, non avevo idea di chi diavolo fosse questo chitarrista. Ero di ritorno dal concerto di Satriani e, fermandomi nell'edicola della stazione di Ravenna, acquistai una copia di Guitar Club poiché, in copertina, vi era per l'appunto il mitico Joe. All'interno della rivista, trovai un'intervista a Paul Gilbert che promuoveva il suo nuovo album "A silence followed by a deafening roar". Incuriosita, l'acquistai e mi innamorai di Paul e della sua musica. Successivamente, seppi che era in tour e una delle tappe era Bologna (quindi vicino, vicinissimo a casa). L'unico problema era che dovevo andarci da sola. Detto schietto, o sei un fanatico della chitarra elettrica o a questi concerti ti rompi le scatole e, purtroppo, nessuno dei miei amici è malato quanto me. A causa di questo, rimasi indecisa fino ad un mese prima della data del concerto. Poi, l'amore verso questo musicista ha vinto. Così, venerdì sono uscita da lavoro e mi sono diretta all'Estragon. Da sola. Ovviamente nessuno della mia famiglia lo sa, ma tanto nessuno di loro legge questo blog (per fortuna!). Sono giunta all'Estragon alle 18.45 e c'erano poco più di una decina di persone. Ottimo, la transenna era assicurata. Per ammazzare il tempo, ho chiacchierato con altri ragazzi, nerd della chitarra almeno quanto me se non di più. Ore 21.30, apertura dei cancelli. Riesco ad arrivare alla transenna insieme a tre ragazzi di Argenta con cui ho stretto amicizia. Ore 22.40 (ovvero con ben quaranta minuti di ritardo), Paolo Gilberto (come amano chiamarlo i fan italiani) si degna di entrare in scena. Stavo iniziando ad odiarlo, ma è bastato il suono della sua chitarra per far svanire tutta la stanchezza. Gran parte dei brani della scaletta provenivano dal suo ultimo album ("Silence Followed by Deafening Roar", "Eudaimonia Overture", "Norwegian Cowbell", "I Cannot Tell a Lie", "Suite Modale", "The Gargoyle", "Bronx 1971"...) eccetto tre pezzi cantati dallo stesso Gilbert: "Down to Mexico", "Covers Red House" (omaggio a Hendrix) e "Long Live Rock" degli Who. Particolarmente commovente "Suite Modale", dove Gilbert e la moglie Emi duettano guardandosi negli occhi... Quando il concerto sembra giungere al termine, ecco che Gilbert annuncia la Guest Star della serata: Greg Howe. Una sorpresa riuscitissima, poichè nessuno del pubblico se lo aspettava. Spettacolare il duetto dei due chitarristi, dove emerge il loro divertimento nel suonare la chitarra. Altrettanto spettacolari i componenti del gruppo di Gilbert a cominciare dal bassista (che, tra l'altro, avevo davanti e me lo sono visto proprio bene... Mi ha fatto addirittura l'occhiolino!), il batterista (che ha fatto un solo eccezionale) e la tastierista Emi (assolutamente fantastica, nonché graziosa). Al termine del concerto, l'assistente di Gilbert decide di distribuire l'ultimo plettro rimasto. Allunghiamo la mano in venti, ma lui sceglie la mia, ce lo ficca dentro con decisione e poi la richiude. Ritraggo la mano, la riapro e vedo il plettro arancione di Gilbert. Ritorno a casa distrutta, ma indubbiamente felice. Ho davvero fatto bene ad andare...


Premio Arte Pronto Vida

Ho ricevuto il premio Arte Ponto Vida, un premio di qualità di Punto d'Arte della Vita nato per onorare e riconoscere il lavoro dei bloggers i cui blogs motivano la "terapia dell'arte".
Le regole da seguire sono le seguenti:
1) Indicare da chi si è ricevuto il premio;
2) Dire perchè si è deciso di creare il proprio blog;
3) Dire qual'è la propria arte preferita;
4) Onorare 13 blogs amici.

1) Ho ricevuto il premio da Evita di When I Left Home per la scrittura.

2) Ho creato questo blog perché AMO scrivere e volevo condividere questa passione con altri, oltre a ricevere critiche e spunti per migliorare.

3) Ovviamente la scrittura e, praticamente sullo stesso piano, la musica, il disegno e la fotografia.

4) Premi:

* Premio Illustratori: Cammy e Death
* Premio Scrittura: Cicobyo
* Premio Critica e Attualità: Marco e Giacomo Brunoro
* Premio Fumetti: Manu
* Premio Comicità e Tecnologia: Fottemberg
* Premio Spontaneità e Allegria: Evita

Guarda solo me

Qualcuno mi spieghi perché agli uomini non basta solo la loro ragazza. E vi prego, evitate di rispondermi: "No, non è assolutamente vero!" perché, tanto, non vi credo. Per quanto un ragazzo possa sembrare gentile, carino, premuroso e per quanto vi possa assicurare cose del tipo: "Per me ci sarai sempre e solo tu", prima o poi, inizierà a desiderare qualcun'altra. E' matematico e, ormai, inizio a pensare che sia un gene insito nella natura dell'uomo. Deve essere qualcosa più forte di loro, non vedo altra spiegazione. La cosa brutta è che, con l'avanzare dell'età, questo "fenomeno" -se così posso chiamarlo- sembra peggiorare. Basta solo che vedano una bella ragazza giovane e già iniziano a volare commenti del tipo: "Ah, io quella lì me la farei!". La maggior parte di loro lo dice così, tanto per fare e mai tradirebbero veramente la loro donna. Eppure, a mio parere, desiderare qualcun altro pur essendo impegnati, è una forma di tradimento, oltre ad essere una mancanza di rispetto nei confronti del/della proprio/a compagno/a. Insomma, hai già qualcuno al tuo fianco, qualcuno di così meraviglioso che ami con tutto te stesso, allora perché voler qualcun altro solo per la bellezza esteriore? Per me, non ha alcun senso. Se io amassi qualcuno, non distoglierei mai lo sguardo da lui. E ciò che più vorrei è che lui guardasse solo me. Purtroppo, mi rendo conto che, nella società in cui viviamo oggi, è impossibile che esista una persona del genere. Allora, se devo stare insieme ad un uomo che si volta a guardare ogni bella ragazza che passa per strada, preferisco la solitudine. Mi causa meno sofferenza.

Incubi

Stanotte ho fatto un incubo di quel periodo. Pensavo che fosse tutto passato, invece no, l'ho sognato ancora. E mi chiedo per quante volte lo rivedrò ancora, in sogno. Mi dispero, perché vorrei solo essere lasciata in pace da questi fantasmi ormai appartenenti ad un passato lontano. Eppure, svegliandomi, mi sono sentita come se un perfido diavoletto avesse annodato assieme il mio cuore e stomaco. Allora vorrei solo correre in bagno, ficcarmi due dita in gola e vomitarli. Così, almeno, me ne libererei. Ho paura, paura di me e della pazzia che, lentamente, sta divorando il mio cervello. Sono stanca di fissare quel puzzle a cui manca solo un pezzo per essere completato. Un pezzo che possiede qualcuno che non sono io e che mai potrò avere. Mi chiedo solo se meritavo di finire ossessionata dai tormenti e da brutti incubi, quando vorrei e dovrei essere felice. In fondo, mi sto realizzando e sono circondata da persone che mi vogliono bene almeno quanto gliene voglio io. Invece mi sento solo una perdente, un'inutile fallita. Mi sento patetica e mi sale la rabbia al solo guardarmi allo specchio. Come sono finita in questo stato? Come ho potuto finire in questo stato? Io, così orgogliosa... E mi chiedo quanto altro male dovrò infliggermi, prima di arrivare ad odiare. Perchè, a questo punto, credo che solo odiando potrei dare una risposta a tutti i miei perché... Solo odiando potrei salvarmi...

Un'ala spezzata

Qualche giorno fa, avevo deciso di smettere di scrivere. Basta. Volevo cancellare questo blog pieno zeppo di stupidaggini, bruciare ogni mio racconto e chiudere a chiave il mio cassetto dei sogni. Fine. Questo perchè non volevo svalutare il mio pensiero, la mia anima, i miei ricordi. Questo perchè odio scrivere frasi fatte, ovvie e aride. Questo perchè, secondo alcuni, scrivo solo per ricevere complimenti e nient'altro. Questo perché, secondo altri, vendo la mia penna in concorsi per puro scopo competitivo, per vantarmi di essere la migliore, per accrescere il mio ego. Il pensiero che qualcuno avesse questa idea sul mio sogno, mi ha demoralizzato e demotivato. Non è per questo che scrivo... E non lo è mai stato... E se mai dovessi pensare una cosa del genere, non meriterei di raggiungere un bel niente. E se nessuno comprendeva questo, non avevo altra scelta che distruggere tutto. Non avrei risparmiato nulla perchè niente aveva più alcun senso. Mi sentivo un vero e proprio schifo per aver insozzato un sogno così puro e luminoso come una stella, quando sei arrivata tu. Furiosa come il mare in tempesta, mi hai rimesso in mano la penna dicendomi che non dovevo rinunciare a ciò a cui tengo più al mondo. E io, piangendo come una bambina sperduta, mi sono resa conto di quanto male mi stavo facendo separandomi da un qualcosa di cui sono profondamente innamorata. Grazie a te, mi sono accorta che non è vero che nessuno comprende il motivo del mio sogno, perché tu lo sai. D'altronde, l'hai sempre saputo senza che io te lo dicessi. Grazie a te, mi è tornata la grinta e la voglia di spiccare il volo per inseguire ciò che desidero e poco importa se ho un'ala spezzata. Grazie a te, stringo ancora la penna in mano e ti giuro che non la lascerò mai più. Almeno finché tu mi sarai accanto e crederai in me. E' una promessa.

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