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La leggenda di San Valentino

«Il quattordici febbraio è una data importante per tutti gli innamorati. Ma vi siete mai chiesti il perché? No? Allora c'è una leggenda che dovete assolutamente conoscere... Volete che ve la racconti? Sì? Bene, allora andiamo a incominciare...», disse il menestrello pizzicando le corde del suo mandolino.
«La nostra storia ha inizio in un piccolo villaggio chiamato Rozenheart. Era un piccolo paesino di contadini.
Qui vi abitava anche un baldo giovane di nome Rudolph. Era molto alto e muscoloso, mentre i suoi capelli erano del colore dei girasoli in piena estate e aveva gli occhi blu, come il mare. Era così bello che non c'era ragazza del paese che non sospirasse al suo passaggio. Tra di loro ve ne era una né particolarmente bella, né di qualità eccelse. Eppure il suo amore per lui non era secondo a nessuna. La ragazza avrebbe voluto dichiararsi, ma era troppo timida per farlo. Era così pavida che, al solo vederlo, sentiva le gote avvampare e le si paralizzavano le labbra così da non riuscire a proferir neanche una parola. Rudolph era incuriosito da quella ragazza che fuggiva il suo sguardo. Non ricambiava neppure il suo saluto. Lo trovava forse antipatico?
Un bel giorno, i due, si incontrarono per un viottolo. Non appena lo vide, cercò di evitarlo. Quando si girò per ritornare sui suoi passi, si senti afferrare il braccio sinistro. Il cuore le si fermò nel petto. Perché mai l'aveva fermata?
«Aspettate!», supplicò lui. «Perché mi fuggite?»
Lei non rispose. Sentiva gli occhi penetranti di lui sulla sua nuca.
«Vi ho arrecato offesa? Se è così, vi porgo le mie scuse... O forse mi detestate?», domandò.
La giovane non rispose.
«Ah, è così, quindi...», mormorò mestamente il ragazzo.
Le si strinse il cuore. Avrebbe voluto dirgli che non era così e che gli voleva bene, ma non vi riuscì. Restò muta. Che maledetta fosse la sua timidezza!
«Eppure voi mi piacete...», bisbigliò appena il ragazzo.
Udendo quelle parole, si girò di scatto. Riuscì ad intravedere un sorriso forzato, poi lui se ne andò. La ragazza rimase lì, in mezzo al viottolo. Una lacrima le attraversò la guancia sinistra. Stava forse sognando?
La notte stessa, il villaggio vicino fu assalito da un gruppo di orchi sanguinari. Uccidevano chiunque incontrassero sul loro cammino: uomini, donne e bambini. Non avevano alcuna pietà. Nello scompiglio generale, un messaggero riuscì a fuggire e cavalcò sino al paesino di Rozenheart per chiedere aiuto. Tutti gli uomini del villaggio risposero a questa disperata richiesta. Anche Rudolph.
La ragazza, che non riusciva a prendere sonno, udendo la campana di allarme, si alzò. Raggiunse la piazzetta e trovò Rudolph.
«Perdonate il mio comportamento di oggi. Non vi ho nemmeno risposto...», mormorò dopo aver raccolto tutto il suo coraggio.
Lui sorrise.
«Finalmente odo la vostra voce! Sono contento di vedervi, ma ora non posso ascoltarvi. Devo andare. Voi barricatevi in casa e non uscite per nessun motivo. Quando tornerò, ascolterò ciò che volete dirmi, ve lo prometto.»
Prese le mani di lei per un breve istante, poi partì.
La ragazza tornò a casa e sbarrò ben bene la porta. Poi si inginocchiò ai piedi del letto e, con il cuore in mano, pregò gli Dei affinché il suo amato tornasse a casa sano e salvo.
All'alba gli uomini fecero ritorno, avevano avuto la meglio sugli orchi crudeli. La giovane si fece largo tra di essi, ma non trovò chi stava tanto cercando.
«Non avete rispettato la promessa!», gridò con la voce rotta dal pianto. «Avevate detto che sareste tornato e che mi avreste ascoltata... Io vi amo!»
Le lacrime scesero dagli occhi della ragazza per giorni e giorni. Aveva perso la voglia di vivere e si stava lasciando andare, sperando che, prima o poi, Rudolph sarebbe andato a prenderla.
Ma, dall'Alto dei Cieli, Dio stava osservando quella creatura. Dentro di lei vi era così tanto amore e sì tanta sofferenza che si commosse.
«Fanciulla», le disse, «non piangere più.»
Udendo quella voce così profonda ed imperiosa, la giovane si impaurì.
«No, non temere. Non è mia intenzione farti del male...», la rassicurò.
Davanti ai suoi occhi increduli apparve una meravigliosa scala di luce dorata. Era così lunga che non si vedeva la cima.
«Avanti, sali», esortò la voce.
La ragazza, titubante, si guardò alle spalle. Perché non seguire quel consiglio? In fondo, non aveva più nulla da perdere...
Decisa, salì quelle scale. I gradini sparivano man mano che avanzava, ma non era sua intenzione tornare indietro.
Quando raggiunse la cima si ritrovò, con stupore, a camminare su soffici e candide nuvole.
«Bene. Vedo che hai raggiunto i Cieli Celesti.», disse la voce. «Ti ho chiamata qui perché solo tu puoi adempire al compito che voglio assegnarti. Solo tu puoi assurgere a Divinità.»
«Cosa? Divinità? Io? Ma non ho nessuna qualità...», ribatté.
«Ti sbagli. Nessuno è migliore di te nel dare amore. Tu sarai la Dea dell'Amore.»
«Ma non so se ne sarò in grado...», si giustificò lei.
«Sono certo che ce la farai. Ho deciso di darti un piccolo aiuto, un assistente, per la precisione. Mentre tu proteggerai gli innamorati, lui si occuperà di far scoccare questo intenso sentimento nei cuori della gente. Ci sarebbe una persona veramente perfetta per quel ruolo. Te la presento...»
Dio schioccò le dita e davanti alla ragazza comparve Rudolph.
«Questo è tutto vero?», mormorò la giovane, mentre lacrime di gioia solcavano il suo volto.
«Temevo che non vi avrei più rivista...», le bisbigliò lui stringendola forte a sé.
Non era un sogno! La ragazza era così felice...
«Grazie... I-io», balbettò rivolgendosi alla voce.
Ma Dio non rispose. Rimase a osservarli, soddisfatto del suo operato.
Tutto questo accadde un quattordici febbraio di tantissimo tempo fa. Da allora, questa data è la festa di tutti gli innamorati che si ricongiungono, così com'era successo ad Ami Saint che aveva ritrovato il suo Vero Amore, Rudolph Valentine.»

5 commenti:

11 febbraio 2009 17:23  

Io conoscevo la storia del santo, da cui deriva la festa. A terni credo ci sia una Chiesa dedicata a lui e credo avesse miracolato una coppia di innamorati che non poteva avere figli o boh, non ricordo. So comunque che chi ha problemi di feritlità se si siede sulla sedia di San Valentino poi riesce ad averne. XD

Ora cerco su wiki

11 febbraio 2009 20:45  

Oh, non lo sapevo! °__° Vabbé, questa è una leggenda tarocca inventata da me. XD La scrissi due anni fa, in occasione della festa... ^__^

12 febbraio 2009 20:04  

aaaaaaaaahhhhhhhh


scusaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

credevoo fossee una leggenda che conosceviiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii

ahahahah

Beh, allora bisogna dire che sei stata convincente, credevo fosse una vera storia scritta da qualche personaggio antico!

12 febbraio 2009 20:05  

Questo commento è stato eliminato dall'autore.

14 febbraio 2009 09:38  

Ahahahah! Grazie! XD

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